Un’impresa artigianale a Verona dal 1910

L’inizio
L’origine della ditta Dolci è avvolta da un alone di mistero. Dai pochi documenti storici sopravvissuti fino ai giorni d’oggi si evince che l’attività del primo titolare Arturo Dolci, bisnonno di Andrea, iniziò ben prima del 1910 (circa dieci anni prima) in società con Meneghini e Cappello, prima con sede in Vicolo Rensi a Verona e successivamente in Via Gaetano Trezza. Rilevata la ditta, Arturo Dolci proseguì l’attività individualmente con sede in Via Cantarane: “Arturo Dolci, Fabbrica di Colori e Terre Coloranti”. Nello stesso anno della nascita del Colorificio, nasce anche il figlio di Arturo, Mario, certamente un segno del destino; sarà lui, in seguito, il vero protagonista della crescita e dello sviluppo della fabbrica del colore.

Arturo Dolci
Arturo, prima di aprire la fabbrica, aveva lavorato a Venezia, dove aveva conosciuto Palmira Dal Collo, sua futura moglie. Era solito uscire presto di casa ogni mattina e sostare davanti all’ingresso della ditta in attesa che gli operai entrassero, per salutarli uno ad uno e per scambiare qualche parola sulla loro vita. Fu tra i primi imprenditori ad introdurre quello che allora si chiamava “il sabato inglese”: il sabato pomeriggio libero dal lavoro. Riteneva che fosse giusto che tutti avessero tempo da dedicare alla famiglia.
Fu un grande creativo: sono conservati i suoi libretti di ricette, che sembrano dei trattatini di chimica poetica. Era particolarmente interessato a tutto ciò che è “naturale”: aveva una mentalità ecologista in un tempo in cui questo tipo di sensibilità era molto poco diffuso, ma che oggi risuona più che mai.

Mario Dolci
Mario, figlio di Arturo e Palmira, fu certamente la figura cardine per la storia dell’azienda. Entrato in ditta appena dopo la scuola superiore, nel 1930, affiancando il padre, si impegnò subito nella creazione di nuovi pigmenti e condusse la fabbrica nei suoi periodi più duri: gli anni della guerra. Durante il periodo del conflitto era riuscito a mantenere attivo lo stabilimento con una mossa strategica: dichiarò che la produzione dei colori aveva lo scopo di fornire materiale all’esercito per la mimetizzazione militare; un espediente geniale per impedire che gli operai venissero arruolati e garantire loro la continuità del lavoro.
Una delle passioni più grandi di Mario erano le sue amate cime, faceva parte del gruppo alpino “Cesare Battisti”, un pilastro dell’alpinismo veronese. Mario finanziò molte iniziative del gruppo, come la realizzazione del Rifugio Fraccaroli, eretto nel 1953.

Il bombardamento e la ripresa
Il 10 ottobre 1944 il capannone fu distrutto da due bombe incendiarie. Mario decise di mantenere la produzione anche a costo di lavorare all’aperto, sotto il cielo, si rimboccò le maniche e ricostruì la fabbrica.
Il periodo della guerra fu particolarmente duro ma non impedì a Mario di essere fedele alla sua natura: incline ad aiutare le persone, si prodigava per sostenere chiunque ne avesse bisogno.
Introdusse fin da subito un welfare aziendale: credeva che il lavoratore dovesse sentirsi parte attiva del Colorificio, aveva addirittura istituito un pranzo per tutta la squadra operativa ogni venerdì, per il quale sua moglie, Maria Dolci, preparava il baccalà per tutti.

L'entrata dei fratelli
Una decina di anni dopo la fine della guerra fanno il loro ingresso ufficiale in ditta i figli di Mario e Maria: Alberto e Giuliano. Nel 1976 la fabbrica cambierà infatti denominazione sociale in “Dolci di Dolci Mario e figli”. Entrambi apportarono novità e innovazione in base alle loro passioni e competenze. Oggi ricordano ancora amorevolmente gli insegnamenti del padre e portano tutt’ora avanti la filosofia e la tradizione dell’azienda.

Una nuova epoca
Sono tempi di grande concorrenza e anche di grandi speranze, di impegno non solo per resistere ma anche per aumentare e innovare la produzione. La ditta Dolci non ha mai rinunciato al mantenersi all’avanguardia, anche nei momenti difficili, che diventavano invece stimolo per inventare qualcosa di nuovo: come per esempio delle nuove macchine. Gli ingegneri progettisti erano, spesso e volentieri, gli stessi Dolci, che per la realizzazione si servivano del supporto di artigiani locali.

Alberto Dolci
Alberto, oltre alla parte di gestione e amministrazione, si occupa da sempre dello sviluppo della parte informatica della ditta. Ricorda di aver iniziato a scrivere con una Olivetti M40 nera, ancora custodita nel Colorificio. Al momento del suo ingresso, si stavano facendo i primi sviluppi di coloranti lavabili.
All’inizio degli anni Settanta, nonostante l’ingente spesa, il primo computer fa il suo ingresso in fabbrica e Alberto si dedica completamente all’elaborazione di programmi informatici e sviluppo di un software interno: cruciali per mantenere innovazione e avanguardia in quegli anni.
Nel 2005 ha ceduto le sue quote a Giuliano e al nipote Andrea, rimanendo parte dell’azienda come collaboratore esterno occupandosi sempre della parte gestionale.
Accanto all’impegno da imprenditore, Alberto non ha mai rinunciato alle sue passioni, come il modellismo, la nautica, il volo, la fotografia; nonché alle sue attività di volontariato, accompagnando tra il 1989 e il 2013, tantissimi gruppi di giovani a tutte le Giornate Mondiali della Gioventù.

Giuliano Dolci
Giuliano entra in azienda un anno dopo il fratello, da subito inizia ad occuparsi di molti aspetti della produzione e, come il “nonno alchimista” Arturo, subisce il fascino della chimica: studia quali siano le formule più ecologiche per i diversi prodotti e li sottopone a nuove analisi. Continua ancora oggi a essere un instancabile ricercatore e non solo, non si sottrae a nessun lavoro, che sia curare rapporti commerciali con i clienti così come fare consegne e ritirare materiali.
Una colonna fondamentale dell’azienda che continua ad essere un esempio e un’ispirazione per studiosi e clienti da tutto il mondo.
Giuliano si mantiene molto fedele all’impostazione della fabbrica data dal padre Mario, sia per gli aspetti che riguardano l’innovazione dei prodotti e il mantenimento della qualità delle terre, sia per gli aspetti che riguardano il welfare aziendale.
Anche lui ha coltivato moltissime passioni: il modellismo insieme al fratello, sci d’agonismo, l’archeologia subacquea.
Nel 2016 decide di passare il testimone, pur rimanendo attivissimo all’interno della fabbrica, al figlio Andrea, che ne diventa unico proprietario.

Andrea Dolci
Andrea, figlio di Giuliano, conosce gli spazi della fabbrica fin da piccolo. Manifesta presto un’indole creativa, alle medie si distingue per la sua notevole capacità nel disegno e nella pittura. Entra in ditta dopo il servizio militare, a 22 anni, e con se porta diverse novità: fino a quel momento il Colorificio lavorava principalmente per un commercio all’ingrosso, Andrea apre uno spazio per la vendita ai privati e si orienta anche verso i mercati esteri. Accanto alle Terre, mai abbandonate, si sono aggiunti, negli anni ‘90 diversi materiali ecologici come i marmorini, i grasselli, gli intonaci, che hanno dato un notevole slancio all’attività. Anche Andrea guarda all’insegnamento del nonno Mario: porta avanti innovazione costante, verso un orizzonte sempre più ecologico, con una speciale attenzione al lato umano delle relazioni.
Dotato di una infinita pazienza, infatti, accoglie le tante richieste che
arrivano dai clienti, non lesinando mai sul suo tempo che
mette sempre a disposizione per spiegare tecniche, soluzioni,
consigliare e risolvere problemi.
Uno degli aspetti che interessano ad Andrea sono anche le
relazioni culturali con il territorio, ormai una tradizione per la ditta Dolci.

L'impegno per il futuro
aperta alle visite guidate di scuole, di studiosi, di artisti, alle
collaborazioni con associazione ed enti che si occupano di
formazione e di cultura, al sostegno di iniziative rivolte alla
salvaguardia dei piani colore e di operazioni ecologiche o di
attività benefiche promosse sul territorio sia sul piano sociale
che su quello ambientale, culturale e artistico.
Il nostro impegno non finisce e la storia continua…